Visitatori, utenti, partecipanti

Autore | 2018-02-07T18:31:00+00:00 22 Marzo 2016|Categorie: Thoughts|Tags: , |

Concetti quali pubblico accesso, pubblica partecipazione, cultura come intrattenimento, design partecipativo non sono nuovi nell’ambito museale; al contrario molte dei principi che oggi danno forma a tanti programmi culturali affondano le loro radici nel secolo scorso. Da rilevare non è quindi la novità dei concetti di partecipazione, condivisione e interattività, quanto il fatto che essi non siano a tutt’oggi entrati in modo strutturale all’interno della pratica progettuale nei musei, nonostante sia disponibile una vasta bibliografia e numerosissimi esempi a riguardo.

Nel contemporaneo scenario socio-culturale, definito da Jenkins come “cultura partecipativa“:

Il ritratto tradizionale del pubblico come interlocutore editoriale e commerciale passivo, silenzioso e prevedibile è ormai anacronistico e inapplicabile al caso del fruitore media-attivo dell’era cross-mediale. (Max Giovagnoli, Cross-media: le nuove narrazioni)

Similmente, Morace definisce “Consum-Autori” i nuovi protagonisti del mercato contemporaneo, che, anche grazie all’attuale sviluppo del web 2.0 con le sue caratteristiche fondamentali di interattività, condivisione e autorialità diffusa, è caratterizzato da una la maggiore facilità di produzione e condivisione di conoscenza e cultura con confini sempre più labili tra chi produce e chi consuma.

Nel settore del marketing già da alcuni anni si è assistito alla nascita di un vocabolario in cui termini come dialogo, esperienza, e connessione, hanno spostato l’attenzione dal consumatore, all’utente quale soggetto sempre più consapevole e critico nelle scelte di acquisto.

Anche le istituzioni culturali, tradizionalmente basate su un modello di comunicazione unidirezionale, da una fonte autorevole ad un referente passivo, si trovano a dover ripensare questo modello con l’emergere di un concetto partecipativo di pubblico.

Il fondatore di MuseumNext nel post “The audience is dead – let’s talk participants instead” parla
della necessità di considerare i nuovi utenti dei musei non più come pubblici, ma come veri e propri partecipanti dell’esperienza di fruizione basata sulla condivisione di opinioni a partire dai contenuti messi in mostra, che spesso sono a loro volta co-prodotti con i visitatori stessi.

Partendo dal presupposto che l’apprendimento è un’attività sociale, risulta necessario chiedersi se, e in che modo—attraverso programmi specifici, e attraverso l’allestimento degli spazi espositivi—il museo possa incoraggiare i visitatori a condividere socialmente l’esperienza di visita, intendendo l’aspetto educativo nei musei un’attività collaborativa, in cui—come spiega Lucia Cataldo, nel suo Dal museum theatre al digital storytelling:

Si “costruisce” il significato di nuovi concetti attraverso il confronto con prospettive differenti.

Questo scenario richiede una ridefinizione del ruolo di gallerie, biblioteche, archivi e musei, che dall’essere fornitori di contenuti e designer delle esperienze, dovranno sempre più diventare facilitatori di esperienze intorno ai contenuti. Anche se con diverse modalità partecipative e approcci progettuali, crediamo che l’impegno attivo dei visitatori in programmi culturali potrebbe migliorare l’esperienza del patrimonio e rispondere alle aspettative emergenti del pubblico contemporaneo.

È importante sottolineare che la partecipazione attiva dei visitatori/partecipanti non implica che le istutuzioni culturali perdano il loro tradizionale ruolo di auterevolezza del determinare la veridicità e la fonte delle informazioni, ma al contrario, nel momento in cui viene dato credito alla diversità di idee, culture e valori, le competenze specifiche degli operatori museali diventa sempre più fondamentale nella presentazione e mediazione di offerte culturali che coinvolgano la riflessione personale, e l’interazione.

Per approfondire l’argomento, vedi anche:
Radice, Sara. 2013. “Patrimonio Culturale Digitale: Visitatori, Utenti, Partecipanti.” In Progetto E Memoria Del Temporaneo, a cura di Eleonora Lupo e Raffaella Trocchianesi, 69–82. Design & Cultural Heritage. Milano: Electa.

Autore:

Visual e exhibition designer, mi occupo della progettazione dell’esperienza di fruizione culturale, online e onsite. Negli anni ho lavorato per istituzioni pubbliche e private, tra cui Servizio Archivio e Beni Culturali ASP Golgi-Redaelli, Ordine degli Psicologi della Lombardia, Aspi-Archivio storico della psicologia italiana, Centro di Alti Studi sulle Arti Visive, Politecnico di Milano, Santa Cruz Museum of Art & History. Ph.D. in Design, ho condotto parte della ricerca dottorale presso il METAlab di Harvard. Affianco la pratica professionale all’insegnamento e sono parte del gruppo di ricerca Digital Cultural Heritage di ICOM Italia.