Profili di utenza “motivazionali”

Autore | 2018-02-07T12:24:50+00:00 10 Ottobre 2017|Categorie: Thoughts|Tags: , , , |

Perché alcuni profili di visitatori non frequentano i musei?
In che modo i musei possono entrare nella vita delle persone che attualmente non li visitano?

Concentrando l’attenzione sui nuovi pubblici contemporanei, è necessario individuare nuovi profili di utenza a cui indirizzare progetti specifici.

Infatti, seppure fondamentali, le categorie demografiche di età, livello di educazione, genere, etnia e gruppo sociale, non forniscono informazioni sufficienti per progettare le modalità con cui rispondere ai bisogni e alle attese del pubblico nella costruzione dell’esperienza di visita. Comprendere l’esperienza del visitatore richiede infatti un’analisi più olistica, incentrata sulle motivazioni di visita.

Sulla base di queste considerazioni, molte istituzioni culturali, accanto ad una segmentazione di tipo demografico, definiscono i propri pubblici sulla base di profili di tipo motivazionale (secondo la definizione di Falk nel suo libro del 2009 Identity and the Museum Visitor Experience), mettendo in luce come il desiderio di instaurare delle relazioni sociali sia un elemento essenziale per quasi tutti i visitatori.

L’assegnazione di un ruolo sociale attivo ai visitatori mette in discussione il tradizionale modello di visita individuale, in cui il visitatore non è chiamato a interagire socialmente con gli altri visitatori. In questo senso, Nina Simon definisce un processo in cinque fasi—“me-to-we design”—che permette di passare da un coinvolgimento individuale del visitatore ad un’esperienza sociale di visita, e nel quinto stadio propone il museo come un luogo sociale che coordina le azioni dei singoli visitatori per creare un risultato collettivo d’interesse sia per il pubblico coinvolto, sia per l’istituzione culturale stessa.

Autore:

Visual e exhibition designer, mi occupo della progettazione dell’esperienza di fruizione culturale, online e onsite. Negli anni ho lavorato per istituzioni pubbliche e private, tra cui Servizio Archivio e Beni Culturali ASP Golgi-Redaelli, Ordine degli Psicologi della Lombardia, Aspi-Archivio storico della psicologia italiana, Centro di Alti Studi sulle Arti Visive, Politecnico di Milano, Santa Cruz Museum of Art & History. Ph.D. in Design, ho condotto parte della ricerca dottorale presso il METAlab di Harvard. Affianco la pratica professionale all’insegnamento e sono parte del gruppo di ricerca Digital Cultural Heritage di ICOM Italia.