Nouvelle tendances de la museologie al 37° Symposium annuale di ICOFOM

Autore | 2018-02-07T17:56:36+00:00 11 Maggio 2014|Categorie: Talks|Tags: , |

Scrivo questo post di ritorno dal 37° Symposium annuale di ICOFOM, organizzato quest’anno a Parigi a La Sorbonne, dove ho presentato il paper “Design and participatory practices enhancing the visitor experience of heritage“.

Sono stati tre giorni ricchissimi di interventi e riflessioni intorno al tema “Nouvelle tendances de la museologie”, con l’obiettivo di indagare le tendenze emergenti in campo museale e fare il punto sullo lo stato attuale della ricerca museologica.

Tra gli interventi delle sessioni plenarie, il contributo di Pedro Lorente, “Dalla ‘nouvelle muséolgie’ ad una ‘museologia critica’: una rivendicazione dei discorsi interrogativi, plurali e soggettivi”. Lorente fa un excursus storico di inquadramento della Nouvelle Muséologie a partire dal movimento inglese The New Museology, proposto da Peter Vergo nell’omonimo volume del 1989—che si proponeva di rompere con la vecchia museologia attraverso l’adozione di nuove tecniche e di un nuovo linguaggio che permettessero di rivisitare il ruolo sociale e politico del museo—alla “nouvelle muséologie” di Vagues, la fortunata antologia curata da André Desvallées e pubblicata in Francia in due volumi tra il 1992 e il 1994. Da questa analisi iniziale emerge che la partecipazione pubblica era già alla base della Nouvelle Muséologie, a cui la museologia critica deve i suoi fondamenti teorici. La denominazione ‘museologia critica’ rischia tuttavia di rimanere solo un’”etichetta” teorica se non declinata nella pratica reale. Uno dei principi alla base della ‘museologia critica’, di porre delle domande, interrogativi critici su quanto esposto, mentre viene esposto, viene quindi descritto attraverso esempi di mostre realizzate in musei di antropologia e musei d’arte, in cui vengono poste delle domande critiche al pubblico durante l’esperienza di visita. Ad esempio: il Musèe du quai Branly, in una mostra del 2009, Birmingham Museum and Art Gallery, in cui tutti i testi che accompagnano gli oggetti esposti sono domande e non spiegazioni didattiche, il sito web del MACBA di Barcellona, che chiede ai visitatori di proporre itinerari virtuali tra alcuni oggetti della collezione digitale, e una mostra alla Tate Modern di Londra che presenta interpretazioni date da personaggi famosi che affiancano quelle ufficiali dei curatori e risultano quelle maggiormente interessanti per il pubblico.

Vincent Puig, descrive poi il progetto FUI AMMICO, che indaga un approccio partecipativo della museologia, grazie all’indicizzazione contributiva del patrimonio digitale, ponendo l’accento sul ruolo attivo del pubblico contemporaneo.

Molto stimolanti anche i temi di discussione della tavola rotonda con Nicholas Crofts (CIDOC), Hugues Dreyesse (UMAC), François Maitresse (ICOFOM), Lisa Pilosi (ICOM-CC), Janos Tari (AVICOM), Lynne Teather (ICTOP) e Léontine Van Mensch (COMCOL), tra cui:

  • La sempre più urgente necessità di organizzare le collezioni in situ e all’interno del loro contesto, con un approccio museologico light che permetta di passare dalla teoria alla pratica della museologia partecipativa;
  • La dinamizzazione delle collezioni, favorendo sia a livello nazionale che internazionale, la mobilità delle collezioni;
  • Un possibile scenario futuro in cui i professionisti museali potrebbero assumere il ruolo di guide e facilitatori di figure non professionali che si occuperebbero della cura, conservazione e comunicazione del patrimonio all’interno della propria comunità.

Tra le sessioni plenarie della seconda giornata, molto interessante l’intervento di Conxa Rodà sulle nuove tendenze per quanto riguarda le strategie digitali adottate dai musei, mostrando una carrellata delle potenzialità dei social media per i musei attraverso buone pratiche:

  • Twitter e Pinterest usati molto efficacemente dal Museo Thyssen-Bornemisza;
  • L’uso di blog per connettere la comunità con lo staff del museo attraverso lo storytelling;
  • Il crowsorurcing come mezzo per coinvolgere il pubblico nell’organizzazione online delle collezioni;
  • La reinterpretazione artistica di opere d’arte parte delle collezini museali, come nel caso del progetto VanGoYourself;
  • L’uso di Wikipedia, che in aggiunta all’autorialità fornita dall’istituzione culturale, porta ad una migliore esperienza di visita.

Gli altri contributi delle tre giornate erano organizzati secondo nove aree tematiche principali:

  • Geopolitica della museologia
  • Le scienze, le belle arti, l’etnografia nella contemporaneità
  • L’etica museale nel XXI secolo
  • Pubbico, educazione e comunicazione
  • Museologia partecipativa
  • Per una epistemologia della museologia
  • Le frontiere della cybermuseologia
  • Un nuovo rapporto con il patrimonio?
  • Storia e futuro della museologia

Autore:

Visual e exhibition designer, mi occupo della progettazione dell’esperienza di fruizione culturale, online e onsite. Negli anni ho lavorato per istituzioni pubbliche e private, tra cui Servizio Archivio e Beni Culturali ASP Golgi-Redaelli, Ordine degli Psicologi della Lombardia, Aspi-Archivio storico della psicologia italiana, Centro di Alti Studi sulle Arti Visive, Politecnico di Milano, Santa Cruz Museum of Art & History. Ph.D. in Design, ho condotto parte della ricerca dottorale presso il METAlab di Harvard. Affianco la pratica professionale all’insegnamento e sono parte del gruppo di ricerca Digital Cultural Heritage di ICOM Italia.