Musei Pop-Up

Autore | 2018-02-07T18:07:29+00:00 7 Febbraio 2017|Categorie: Exhibition|Tags: , |

I musei Pop-Up sono eventi in cui i visitatori/partecipanti condividono un oggetto personale, scelto sulla base di tema comune generale.

L’obiettivo principale è di stimolare e favorire il dialogo tra persone di ogni età, provenienza, e con diversi background culturali. Si tratta di eventi della durata di circa due ore, in cui le persone condividono con gli altri partecipanti le storie personali legate all’oggetto che hanno scelto di portare, generando così uno scambio reciproco di conoscenze.

Crediti immagini Pop Up Museum

Il modello del museo Pop-Up è stato inizialmente pensato da Michelle DelCarlo nel 2011 e da allora è stato replicato in molteplici eventi organizzati all’interno di musei, biblioteche, aule universitarie, e spazi pubblici urbani, come ad esempio la biblioteca pubblica di Seattle, The Australian Museum di Sidney, The Destination Archaeology Resource Center di Pensacola (FL), Center for Experiential Learning and Diversity dell’Università di Washington D.C., Multnomah County Library di Portland (OR).

Dal 2012, il progetto è diretto dal Santa Cruz Museum of Art & History in partnership con associazioni, aziende locali e scuole. Il Museo ha organizzato numerosi Musei Pop-Up in vari luoghi della cittadina di Santa Cruz, tra cui: “Homemade”, “Objects of Conflict”, “Taking Risks”, “Vacation”, “Her Story”.

Risultati per i partecipanti

Viene rafforzato il senso di comunità tra i partecipanti, che hanno la possibilità di incontrare nuove persone, e discutere su importanti temi in un ambiente “protetto” grazie alla mediazione degli operatori, imparando cose nuove grazie all’esperienza degli altri dagli altri. Quando i partecipanti già conoscevano l’un l’altro, il tema può essere adattato alle loro esigenze e sono in grado di condividere le loro storie facilmente sia con quelli da fuori museo e con l’altro.

Perché adottare questo modello

L’idea di “connettersi” personalmente con qualcun altro attraverso i propri oggetti e storie personali può essere un modo per stimolare la socialità all’interno di musei e organizzazioni culturali, oltre a costituire un’efficace strategia per raggiungere l’obiettivo dell’inclusione sociale di quei gruppi meno rappresentati all’interno della comunità: infatti all’interno di un ambiente controllato, alla cui base ci sono la comprensione e il rispetto reciproci, le opinioni di tutti sono ugualmente apprezzate e rispettate, permettendo libera espressione anche a quelle persone che solitamente non possono essere ascoltate.
Il personale dell’istituzione che organizza un Museo Pop-Up partecipa in prima persona all’evento, sia in qualità di rappresentante dell’istituzione, sia come partecipante al pari del “pubblico”, costituendo legami che normalmente non sarebbero possibili all’interno di un programma educativo pubblico di tipo tradizionale. Infatti, attraverso il tipo di conversazione che viene innescata durante l’evento, il rapporto tra istituzione e pubblico può diventare una risorsa per anticipare le esigenze della comunità.

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Autore:

Visual e exhibition designer, mi occupo della progettazione dell’esperienza di fruizione culturale, online e onsite. Negli anni ho lavorato per istituzioni pubbliche e private, tra cui Servizio Archivio e Beni Culturali ASP Golgi-Redaelli, Ordine degli Psicologi della Lombardia, Aspi-Archivio storico della psicologia italiana, Centro di Alti Studi sulle Arti Visive, Politecnico di Milano, Santa Cruz Museum of Art & History. Ph.D. in Design, ho condotto parte della ricerca dottorale presso il METAlab di Harvard. Affianco la pratica professionale all’insegnamento e sono parte del gruppo di ricerca Digital Cultural Heritage di ICOM Italia.